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I tre del Grignolino: il tradizionale, l’innovatore e il monferrino d’eccezione
Un grande ritorno, un vitigno difficile che regala un grande vino a chi lo sa domare, coccolare e studiare. Tre produttori e tre interpretazioni tutti da assaggiare.
È forse il più piemontese di tutti i vini rossi del Piemonte e sicuramente il più monferrino di tutti i vini del Monferrato, il Grignolino fuori dai confini della regione è conosciuto da pochi intenditori. Un vino nobile che qualche studio genetico apparenta al Nebbiolo, coltivato in meno di mille ettari, particolarmente concentrati nel Monferrato. Un nobile decaduto con l’arrivo della fillossera di fine Ottocento: i contadini dopo la distruzione del patrimonio enologico scelsero vitigni più generosi e resistenti a parassiti e malattie. Il Grignolino è un signore delicato con basse rese, elevata acidità e con una grande presenza di vinaccioli che costringe i produttori a sottoporre le uve a pressature molto leggere per evitare che i semi amari si rompano portando nel vino tanta astringenza. Ma chi lavora bene in cantina ha in batteria un vero campione che conquista il gusto più moderno. Ecco tre etichette da assaggiare per scegliere lo stile che più si adatta al vostro gusto.


L’INNOVATORE – Garibaldi è il Grignolino d’asti doc di cantina Mura Mura fondata da Guido Martinetti e Federico Grom (ex titolari e creatori delle gelaterie Grom). Ad accompagnare Oggi all’interno della Cantina è Guido Martinetti che racconta la filosofia dell’azienda che mescola con sapienza saperi antichi, rispetto e ricerca del frutto perfetto da trasformare, anche grazie a sistemi e botti innovativi, in un vino unico. Una visita in cantina racconta molto a partire dalla zona di vinificazione dove sono presenti recipienti troncoconici di ultima generazione. “La forma”, svela, “ci aiuta a irrorare perfettamente il cappello delle bucce per estrarre il meglio delle sostanze ivi presenti”. Si passa poi alla cantina di affinamento divisa idealmente in due zone, quella del rigore dove riposano in botti grandi e barrique i barbareschi della tradizione e fantasia dove nascono i vini in cui la mano dell’enologo, quasi fosse un alchimista, studia tra i vini creando uno stile che rispetta il frutto (l’uva) e il suo derivato. Tutto dai lavori in vigna – potature che rispettano i flussi linfatici della pianta, l’equilibrio della parete fogliare, la nutrizione tramite l’utilizzo di letame localizzato – sino in cantina dove si sperimentano anche soluzioni innovativa come le botti in grés Clayver ha come obiettivo il rispetto del dono della natura. Anche queste nuove botti nasce il Grignolino Garibaldi coltivato in un piccolo appezzamento (meno di un ettaro) circondato da piante di albicocco. Le stesse da cui sono stati studiati i sapori del gelato Grom. È un vino che sorprende per la grande pulizia, profondità e rispetto al naso e al palato figlio di un lungo lavoro in cantina con 10-15 giorni di macerazione sulle bucce poi 12 mesi di affinamento in rovere francese e i successivi 12 in anfore di ceramica. Stuzzicano quei profumi di frutta matura (ciliegia, melograno, ribes) e spezie delicate (pepe di Sichuan e bianco, e una punta di vaniglia). Affascina l’equilibrio tra freschezza e il tannino potente, deciso ma vellutato, leggero retrogusto amaricante peculiarità del vitigno. Decisamente un vino con personalità.

LA TRADIZIONE – Vicara è la cantina delle tradizioni. Il titolare racconta infatti di andare a “ripescare le antiche ricetta del vino custodite nell’antica cantina di affinamento a fondo valle”. Già la sede sorge in cima alla collina di Rosignano Monferrato. Qui tra contenitori di cemento che per la forma ricordano grandi lavatrici industriali affiancata una all’altro e botti di rovere e acacia nascono due grignolini della cantina. Il primo si chiama maliziosamente .G, Grignolino del Monferrato Casalese doc 2022 ed è, come le descrive l’azienda, “fiero, ribelle e testardo, rispecchia fedelmente l’animo della nostra gente”. Verace si direbbe ad altre latitudini, con il suo colore tipico rosso rubino piuttosto scarico con l’unghia tendente all’aranciato, col naso che cogli i profumi floreali (rosa canina, una violetta delicata) leggera vinosità, fruttato (fragola) e pepe bianco a profusione. Il palato tradisce la giovane età con freschezza e tannini in evidenza e degni di abbinamenti importanti. Più levigato, ma non domo, l’Uccelletta Monferace, Grignolino del Monferrato Casalese doc 2017 che riposa 24 mesi in botte e 24 in bottiglia. Viene prodotto solo in alcune annate e si presenta al naso con frutta più matura, floreale (pot-pourri di rosa e paglia), spezie delicate e un certo balsamico (mentolato). Al palato il tannino si è ammansito ed è in equilibrio con la freschezza, ha una bella verticalità e un finale molto persistente.

LA BENEDIZIONE DELLA SANTA – A ogni primo giorno di scuola di ogni anno le scolaresche di Grazzano Badoglio vengono a salutare Santa Caterina, un dipinto che si trova all’interno della tenuta dove nasce, tra le altre etichette di gran pregio, anche il Monferace 2017 di Tenuta Santa Caterina. Siamo nella zona d‘elezione di questo vitigno, è probabilmente la varietà piemontese più antica, le prime tracce risalgono a un contratto d’affitto trascritto dai monaci di Sant’Evasio di Casale Monferrato con data 1249. Questa etichetta esprime tutte le potenzialità di questo vitigno, un vino dove eleganza e struttura, freschezza e tannicità si sposano in perfetto equilibrio. Le uve provengono in parte da uno dei vigneti più vecchi: le piante hanno un’età media di 45 anni e sono coltivate su marne calcareo/argillose tipiche del nostro territorio.
L’affinamento è in botti di rovere per 30 mesi e segue la maturazione in bottiglia per ulteriori 30 mesi. Il tempo serve a questo vino per diventare unico. Il colore è rosso rubino con tenui riflessi aranciati al naso si evidenziano erbe officinali e spezie come tabacco e cuoio, più lievi i sentori fruttati (ciliegia e fragola) e piccoli fiori viola. Al palato è potente e di grande struttura, piuttosto fresco, tannini morbidi, ma decisi. Buona persistenza,